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RISPONDE LO PSICOLOGO – Come affrontare le prese in giro
Prosegue la rubrica di servizio per le famiglie, sul tema psicologia a misura di bambino, curata dalla dottoressa Manuela Arenella, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza. Risponderà alle vostre domande e sollecitazioni (potete utilizzare l’indirizzo mail: info@bimbiarimini.it), affrontando anche temi legati all’attualità e a fatti di cronaca. Stavolta la “nostra” esperta affronta la 'crisi' di un bimbo di 7 anni di fronte alle prese in giro dei compagni per aver dovuto mettere gli occhiali
DOMANDA
Mio figlio ha quasi 7 anni e da un po’ di tempo ha dovuto mettere gli occhiali. Allora sono cominciati i problemi a scuola, perché gli altri bambini hanno iniziato a prenderlo in giro proprio per via degli occhiali. Mia figlio già aveva poca fiducia in sé, così è rimasto molto male, ogni giorno ritorna a casa piangendo. Anche se provo a incoraggiarlo, non serve granché. Come posso aiutarlo in modo che lui possa sopportare queste prese in giro?
RISPONDE DOTT.SSA MANUELA ARENELLA
La domanda ci porta a riflettere sul ruolo dell’adulto nell’aiutare il bambino ad affrontare le piccole e grandi prove della vita. Dico questo perché la reazione di molti bimbi di fronte ad ostacoli, prese in giro, fragilità, dipende da come i genitori stessi le vivono, da quanta ansia si muove in loro. Un atteggiamento del tipo “poverino” non fa che aumentare la fragilità del bambino, trasmettendogli il messaggio per cui non è in grado di tollerare la cosa.
E’ molto importante, in questi casi, distinguere tra i nostri vissuti (che a volte risuonano per fatiche o prese in giro che abbiamo subito anche noi) e quelli di nostro figlio; tra un atteggiamento di protezione (genitore che interviene di fronte ad ostacoli effettivamente più grandi della capacità di gestione del bambino) e uno di iperprotezione, che ci porta, pur non essendoci un pericolo effettivo, a scavalcare il bambino, ad agire al posto suo, passivizzandolo e facendolo così sentire incapace. Anche i difetti e le fragilità possono diventare dei punti di forza, se siamo disposti ad accettarli e a viverli come una nostra particolarità… Ma questo sembra impossibile in un’epoca in cui la prestazione la fa da padrona e non sono consentiti errori.
Dai 6 ai 10 anni i coetanei diventano il principale polo di attrazione e terreno di prova della propria identità che, dal confronto con la diversità, può uscire rinforzata o, come nel caso di una timidezza eccessiva, umiliata. La scuola è una sorta di società in miniatura, che porta i bambini a confrontarsi con modalità, stili, temperamenti diversi, e la formazione di gruppetti, le preferenze o le prese in giro rientrano nella normalità. La reazione del bambino a tali dinamiche può darci informazioni importanti sulla sua autostima, sulla fiducia che nutre in sé.
Di solito il confronto con la diversità e le piccole frustrazioni che ci impone la realtà permettono di consolidare la propria identità e rafforzare la propria autostima. Nel caso in cui, invece, il bambino ne esca umiliato e angosciato, è importante che i genitori si facciano delle domande per capire le cause della fragilità (sicuramente preesistente allo specifico episodio) ed aiutarlo nel modo migliore.
Di solito la timidezza o l’introversione mascherano un senso di inferiorità, di inadeguatezza, un’insicurezza che fa vivere nel costante timore di fare brutte figure. Quali possono essere le cause di questa fragilità?
Non potendo conoscere aspetti specifici della situazione a cui si riferisce la domanda, mi limiterò a dare riferimenti generali. A volte questo tipo di “timidezza” può essere trasmessa da genitori a loro volta un po’ chiusi, introversi, restii ai contatti sociali, che trasmettono una sorta di diffidenza verso il mondo esterno.
Come anticipato sopra, anche l’atteggiamento iperprotettivo, tipico dei genitori apprensivi che sono sempre preoccupati che al bambino possa succedere qualcosa, finisce per renderlo fragile, poiché non favorisce la spinta all’autonomia e all’affermazione di sé, che sono i primi antidoti alla fragilità. La fragilità può aumentare anche di fronte a genitori che hanno aspettative eccessive, o che espongono il bambino a rimproveri eccessivi, critiche o confronti con fratelli o amici.
Nella storia di ogni bambino con un’autostima fragile c’è sempre qualcosa che ha accentuato i timori legati al senso di inferiorità; qualche atteggiamento di tipo affettivo o educativo, che si può modificare se ne diventiamo consapevoli. Per aiutare i bambini con queste fragilità è importante nutrire la loro autostima, con delle piccole iniezioni di fiducia. Innanzitutto l’autostima si nutre permettendo al bambino di fare esperienze di autonomia (il sentirsi capace aumenta la fiducia in sé); è importante accogliere le fragilità (“lo vedo che questa cosa ti fa soffrire”), ma allo stesso tempo cercare insieme al bambino possibili soluzioni alla situazione di disagio, senza farsi prendere dall’ansia (tu cosa risponderesti ai tuoi compagni…? E loro che farebbero?), evidenziando quelli che sono i suoi aspetti positivi, le sue doti, gli aspetti che lo rendono unico e speciale.
E’ importante aiutare i bambini a rafforzare le loro reali capacità, ma anche a riconoscere i propri limiti, ridimensionando pretese eccessive e nutrendo la convinzione che quelli che spesso vengono definiti difetti (un neo, gli occhiali, un dente storto, un naso importante) in realtà sono le cose che ci rendono speciali, attorno alle quali si può rafforzare il senso della propria unicità.
Tutto deve essere accompagnato da un profondo senso di fiducia nel fatto che il vostro bambino ce la farà ad affrontare e superare le situazioni difficili; con i suoi tempi, cercando più o meno faticosamente i suoi modi, ma ce la farà!
MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e scuole e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e anche a San Marino.
Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37, tel. 339 4478246) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema per i genitori su diverse
tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.
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